Il blog di un bersagliere

La guerra che verrà non è la prima – MART di Rovereto

Abbiamo visitato la mostra “La guerra che verrà non è la prima” ospitata nel MART di Rovereto.

Arrivando al MART rimaniamo favorevolmente colpiti dalla struttura moderna del Museo situato a pochi passi dal centro storico di Rovereto.

Appena fuori l’ingresso, un biplano sembra volare sopra i visitatori che si accingono a entrare nel Museo.

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Biplano inglese SE.5A, 1917 (replica 1994)

La mostra occupa un intero piano del MART ma l’allestimento, come si scopre da subito, coinvolge tutta la struttura.

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La parete interna del MART con il titolo della Mostra.

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Il pannello introduttivo

Per introdurre la mostra i curatori hanno scelto di mostrare alcuni “numeri” della Grande Guerra illustrati con infografiche dal gusto molto moderno e, forse, un po’ freddo.

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Numero di morti, militari e civili, che ogni nazione ha subito

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Utilizzo dei gas da parte di alcune delle nazioni in guerra

Dopo questo breve prologo di numeri, fatti e date, si entra nella mostra vera e propria.

I molti reperti risalenti alla grande guerra sono esposti in modo da creare non una semplice esposizione di oggetti. Il risultato è un percorso emozionale molto potente.

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Matassa di filo spinato

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Insegna dell’ufficio dove le famiglie potevano andare a chiedere notizie dei propri cari al fronte

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Elmetti di eserciti di diverse nazioni

Presente inoltre una ricca esposizione di giornali, riviste, lettere, cartoline e materiale propagandistico dell’epoca.

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Cartoline

A fianco dei reperti, in un percorso che mischia continuamente alto e basso, storia e arte, antico e moderno, sono esposte molte opere a tema. Alcune provenienti dalle collezioni del MART, altre da collezioni pubbliche e private; alcune di artisti che hanno vissuto il dramma della guerra, altre di artisti che danno una loro interpretazione della guerra anche senza averne avuto esperienza diretta.

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“Un reggimento che va sottoterra” – Paolo Ventura

La lista degli artisti è lunghissima e le loro opere vanno a comporre una esposizione che va ben oltre il “racconto” della Grande Guerra. La mostra ci “parla” di tutte le guerre, anche dell’ultima che non è la prima, appunto.

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Cross of sticks – Richard Long, 1983

Ma l’aspetto che più ci ha emozionato dell’allestimento è l’utilizzo che è stato fatto delle pareti interne del museo, quasi delle enormi pagine dove sono stampate frasi tratte dai diari di guerra che ci hanno lasciato i grandi della letteratura mondiale, come Erich Maria Remarque e Carlo Emilio Gadda, o anche semplici soldati.

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Da “Niente di nuovo sul fronte occidentale” – E.M. Remarque

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4 ottobre 1915 …tanti di questi implorano, gridano, gemono. Tutto intorno è terrore, strazio.

Le scritte compaiono su ogni parete, dietro ogni angolo, nell’atrio di ingresso come lungo le scale, creando un effetto immersivo nelle parole di questi soldati che sembrano riecheggiare in tutto l’edificio, in realtà avvolto in un rispettoso silenzio.

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8 luglio 1915 – “…si sta sempre tra il sonno e la veglia dato che anche il cannone non lascia tranquillità”

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30 settembre 1915 “rimango stregato come sia rimasto incolume”

L’impatto emotivo di queste parole viene amplificato dalla loro dimensione e dal bianco dei muri su cui sono riprodotte.

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6 luglio 1915 “la fatica sopportata è stata molta, cioè abbiamo camminato due giorni ed una notte col zaino sulle spalle”

Quanta somiglianza tra quelle scritte e le parole lasciate da Flavio nei suoi taccuini sbiaditi.

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30 giugno 1915 “… con sulle spalle una granata per obici da 149, la quale pesa 32 kg”

Una mostra interessante, un allestimento emozionante.

La guerra che verrà non è la prima.

Prima ci sono state altre guerre.

Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti.

Fra i vinti la povera gente faceva la fame.

Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente.

Bertolt Brecht

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